PALAZZO DUCALE O PALAZZO COLONNA

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Con la fine del Medioevo e il mutare dei rapporti feudali, terminano le contese  tra le potenti famiglie romane. Nella seconda metà del XVI secolo, dopo la guerra franco-spagnola, l’epica vittoria di Lepanto contro i turchi (1571) e la definitiva pacificazione, inizia per la Campagna romana un periodo di trasformazioni sociali, di riordino degli assetti politici e di sviluppo edilizio. Agli inizi degli anni ’20 del XVII secolo, il Gran connestabile e IV duca Filippo I Colonna (1578-1639) avvia a Paliano la costruzione del palazzo di famiglia adiacente alla Collegiata di Sant’Andrea, su un terreno cedutogli dai canonici. Ultimato probabilmente attorno al 1630 e collegato alla chiesa tramite la cappella ducale, Filippo fa apporre sull’edificio una lapide con un'inscrizione che oltre a ricordare la vicinanza al sepolcro della moglie Lucrezia Tomacelli, vuole anche sottintendere la devozione e l’eterno legame con l’amata consorte. E’ il cardinal-principe Gerolamo, figlio di Filippo, che porta a termine i lavori di consolidamento e di ampliamento del palazzo tra il 1661 e il 1671, affidando l’incarico ad Antonio Del Grande, noto per aver edificato a Roma una parte del palazzo Doria, la galleria Colonna e per aver diretto i lavori di sistemazione dei palazzi di famiglia di Genazzano, Marino e Rocca di Papa. L’architetto realizza un progetto ad continuum per la residenza di Paliano, tenendo conto del primitivo assetto del tempo di Filippo. Il palazzo viene quindi ampliato verso sud con un corpo ortogonale a ‘L’. Come nell’edificio originario, Del Grande usa il ‘tufo nero’ estratto dalla cava del Cadàuso, una pietra di origine lavica che connota, anche da un punto di vista cromatico, gli elementi compositivi della seconda ala. Negli anni il palazzo si arricchisce di opere d’arte e di preziosi arredi trasferiti da altri luoghi: nella galleria delle armi, oltre a queste, sono conservati ritratti di vari personaggi e alcuni trofei di guerra tolti ai turchi nella battaglia di Lepanto. All’inizio del corridoio c’è la porta comunicante con la cappella privata all’interno della chiesa di Sant’Andrea, mentre sul fondo si trova la scala che immette nei sotterranei e nella cripta. Nei saloni del piano nobile, oltre a dipinti di artisti italiani e spagnoli del XVII e del XVIII secolo, si conserva un ritratto di Marcantonio Colonna di Scipione Pulzone, uno di papa Martino V, forse una copia del Pisanello, e un busto in marmo di Filippo I. Sempre di Marcantonio è conservato il suo letto da campo. Nell’antico salone d’ingresso, detto l’anticamera, vi sono dipinti con immagini di Bologna e a soggetto paesaggistico, quest’ultimi di Gaspard Dughet e Andrea Locatelli. Nel salone dell’ala sud, detto degli arazzi, sono conservati due enormi arazzi del ‘700 con stemmi del casato e due portantine dello stesso periodo. 

(Fonte: www.prolocopaliano.it)

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