Arte e fede

  • ORATORIO

    ORATORIO

    I primi cenni storici della costruzione sono presenti all’ interno della relazione di una visita pastorale del 17 maggio 1660 all’ interno della quale possiamo trovare riferimenti quali la dedica all’ Annunciazione e alla collocazione nel paese (prope portam), la medesima di oggi, nei pressi della storica porta di accesso denominata “porta napoletana”. La visita pastorale ci fotografa l’oratorio e come questo appariva al visitatore: aveva un altare con la mensa in mattoni, provvisto delle reliquie e del necessario, inoltre i confratelli nei giorni festivi recitavano le litanie della Beata Vergine. L’oratorio venne costruito sull’area della casa di Porzia Iacovella la quale stabilì, nel suo testamento attraverso una clausola, che vi fosse costruita la struttura religiosa con l’obbligo di  celebrare tre messe a settimana che veniva officiate dal sacerdote Bernardino Antonello; questo è un classico esempio di donazione pro anime. Le spese per la manutenzione dell’altare, delle lampade e per le altre necessità della struttura erano sostenute dai confratelli; altre spese necessarie, per un totale di 80 scudi, erano quelle riconducibili al salario annuale a favore del sacerdote Giovan Battista De Santis per la celebrazione delle funzioni che non potevano essere officiate dai confratelli. All’interno dell’oratorio, al tempo, era presente l’altare di Sant’ Omobono, nella pala d’altare vi erano le immagini della Beata Vergine, di S. Antonio e Sant’ Omobono; l’ altare era ius patronato del Signor Bertoni il quale aveva richiesto la celebrazione di una messa alla settimana. L’oratorio nel tempo ha subito delle modiche strutturali, ad oggi lo spazio interno non riporta segni degli altari precedentemente nominati, ha ricoperto una funzione religiosa fino al secondo dopoguerra con la presenza al suo interno della sede della Compagnia della buona morte (compagnia che aveva la funzione di accompagnare le salme durante il funerale). Negli anni ’80 del secolo scorso la struttura, grazie all’ intervento del parroco di Paliano don Franco, è stata ristrutturata; ad oggi viene utilizzata per diversi fini dalla chiesa.  »

  • CHIESA DEL CARMINE

    CHIESA DEL CARMINE

    Non esistono documenti storici capaci di attestare la presenza della chiesa in epoca antica; solo la tradizione orale riesce a dare notizie frammentarie che ci comunicano la presenza, nell’ edifico sovrastante la chiesa, di un convento femminile dell’ordine delle Carmelitane. La tradizione orale si basa sulle incisioni, ancora oggi presenti, sull’ architrave dell’edificio che riportano la scritta "IHS", inserzione che distingueva i luoghi religiosi. Nell’ ordine delle Carmelitane c’era Clarice Turella, palianese in odore di santità nata nel 1710 e deceduta nel 1733; la salma è sepolta sotto l’altare dedicato nella collegiata di Sant’ Andrea. Oggi la chiesa è gestita dei fedeli e in occasione della Madonna del Carmine, il 16 luglio, viene celebrata una messa.  »

  • PALAZZO PICCHIA

    PALAZZO PICCHIA

    Palazzo Picchia, fa parte di un complesso di abitazioni sorte nella piazza centrale di Paliano intorno al 1400, dunque risulta essere stato costruito molto prima dell'adiacente Palazzo Colonna. Sugli architravi di questo Palazzo, di cui attualmente si hanno pochissime notizie storiche, sono state rinvenute inscrizioni in latino, solo in parte leggibili.  Dopo la costruzione del Palazzo Colonna, avvenuta circa due secoli dopo, questo stabile fu utilizzato come dependance della nobile famiglia. Attualmente risulta essere uno dei pochi beni architettonici di Paliano, sottoposti a vincolo delle Belle Arti, ed è di proprietà privata; pertanto non è fruibile dai visitatori. »

  • PALAZZO FERRAJOLI

    PALAZZO FERRAJOLI

    Palazzo Ferrajoli, è situato nella piazza centrale di Paliano, accanto a Palazzo Picchia e adiacente alla Collegiata di Sant'Andrea e al Palazzo Colonna. Appare con una struttura di origine relativamente recente (fine 1800), perchè sembra sia stato demolito, ricostruito ex novo e sopraelevato dal Cardinale Simeoni, proprietario del Palazzo dal 1871, dopo la morte del padre Alfredo Simeoni. Passato di proprietà alla famiglia Navone per via di un vincolo di parentela, nel 1973 viene ceduto alla Marchesa Ferrajoli, da cui il nome del Palazzo. Attualmente l'intero stabile è di proprietà della Banca del Credito Cooperativo di Paliano e dunque non è fruibile dai visitatori.   »